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VINCITORE DEL SANTA MARINELLA FILM FESTIVAL
2009
21 agosto 2010 
V Edizione del Festival Invisibile di Lecce, in concorso
22 agosto 2010
IV Edizione del Tropea Film Festival, in concorso

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E’ un film che parla della shoah e lo fa in maniera multimediale, in questo film vediamo una sala prove in zona Tor Bella Monaca a Roma, dove degli attori di teatro, su incarico del Comune di Trieste devono mettere in scena l'olocausto, nella sala aleggia come un fantasma la video-intervista di 30 anni prima a Tosca Marmor  una deportata ad Auschwitz che racconta la sua esperienza di perseguitata sotto il regime nazista  che l' aveva segnata in profondità, esperienza che s’era fissata lungo i meandri della mente, dentro la memoria, infiltrata  nei pensieri quotidiani. Il suo “esistenzialismo” è un derivato composto di dolore e silenziosa attesa, e ora solo la sua immagine continua ad esistere nello sfondo di questo teatro di periferia dove gli attori lavorano alacremente ad una possibile messa in scena della shoah. Però il regista è eroso dal dubbio e dalle incertezze, il Comune di Trieste gli ha commissionato uno “spettacolo” teatrale del giorno della MEMORIA, ma è mai possibile - si chiede - “spettacolarizzare” l’evento. Probabilmente aveva letto o visto il dramma teatrale di Fassbinder “Per un pezzo di  pane”. Il conflitto si instaura tra lui e la sua amica Clara  regista del video della deportata di Auschwitz, la quale mantiene un approccio più consueto e meno critico della funzione dell’attore, il suo compito è quello di rappresentare anche l'orrore.

Alla fine tutto rimane sospeso nel vuoto e nel grigiore dell’esistente, probabilmente la rappresentazione non si farà.

Clara che aveva fatto i sopralluoghi a Trieste ne approfitta per dare un volto a un fantasma che la  ossessionava da quando era piccola.

NOTE CRITICHE

E’ un film che parla di una rappresentazione teatrale multimediale basata a sua volta su un romanzo, su materiale fotografico, su interventi video. Questi vari livelli emergono di tanto in tanto, senza soluzione di continuità: gli attori un attimo prima si trovano a guardare in macchina, diretti verso lo spettatore, poi subito dopo si rivolgono agli altri personaggi, cambiando improvvisamente livello diegetico. Una sorta di teatro volutamente filmato, con buona pace dei critici francesi dei Cahiers di Cinema che negli anni Sessanta, sotto l'egida teorica di André Bazin, fecero di tutto per demolire questa pratica.

Ma in tempo di appiattimento televisivo, un tale tipo di messa in scena potrebbe risultare piacevolmente controtendenza.

Dal punto di vista narrativo, invece, il film si snoda su un doppio binario tutto sommato tradizionale che, partendo parallelo, giunge ad uno scambio verso la metà del film. Da un lato c'è la vicenda della compagnia, il cui scopo è riuscire a portare in scena un qualcosa di profondamente irrappresentabile come l'Olocausto; dall'altra, la storia personale di Clara, che invece deve affrontare il fantasma di un padre mai conosciuto, che vive proprio lì dove avrà luogo la rappresentazione.Quindi il nocciolo non è tanto la problematicità di una qualsiasi rappresentazione dell’Olocausto (Abele chiede a Clara se “vuole davvero rifare una versione teatrale de La vita è bella) quanto la fusione del particolare con l'universale.

BREVE SINOPSI

Un regista (Abele), a cui il Comune di Trieste ha commissionato uno spettacolo sul Giorno della Memoria, e un’attrice esule per scelta a Parigi (Clara), si ritrovano a Roma per lavorare ad una messa in scena teatrale sulla Shoah. Clara porta con sé un vecchio documentario, un'intervista alla musicista Tosca Marmor che racconta la sua esperienza diretta di perseguitata sotto il regime nazista, girato nel 1979. Il materiale girato diventa il punto di partenza per la stesura del dramma da trasporre in palcoscenico. Gli attori coinvolti, durante le prove di messa in scena si mettono a nudo, prendono posizioni contrastanti,confessano le loro emozioni,i loro dubbi, le difficoltà nell'entrare nella parte di coloroche hanno vissuto un dramma difficile da raccontare e, forse impossibile da appresentare,intanto  Clara a Trieste per dei sopralluoghi, cerca di dare un volto ad un fantasma del passato.

PRESENTATION

Appelé à monter à Trieste un opéra-théâtre consacré à la Shoah, le metteur en scène Abele rappelle sa collègue Clara, actrice, qui au cours d'un exil prolongé et volontaire à Paris a eu l'occasion de filmer le témoignage de Tosca Marmor, pianiste de musique classique, survivante des camps d'extermination. Les diverses tentatives de mise en scène deviennent rapidement pour tous les acteurs l'occasion de se confier et d'exprimer leurs réserves, de discuter sur des concepts tels que la mémoire et les souvenirs ramenés à la surface et de réfléchir sur les autres manières dont par le passé a été représentée la banalité du mal le plus absolu .


 
 
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